The Scorched Throne

a viaduct bridge in the middle of a forest

“Sono un’arma nella mano della Malika, e a lei soltanto consacro la mia vita.”

Ora che ho terminato la lettura del secondo volume della dilogia “The Scorched Throne”,
posso dire che Sara Hashem non aveva alcun diritto di prendere il mio cuore e ridurlo in tanti piccoli pezzi! Lacrime versate a parte, questo racconto è in grado di mantenervi incollati alle sue pagine e desiderarne ancora, ancora e ancora. Dunque, vediamo dove eravamo rimasti…

TRAMA:
Dopo aver rivelato la sua identità dinnanzi ad un Arin immobile e sconcertato, Essiya viene
portata via dagli Urabi; ma non prima di aver inviato Sefa e Marek chissà dove per impedire che venissero catturati. Ora, Essiya deve scegliere, una volta per tutte, se continuare a fuggire o restare e ricostruire il suo regno, ricorrendo alla sua magia sempre più potente ma al contempo instabile. L’Erede del Jasad, però, non è l’unica sopraffatta dalle responsabilità: anche Arin sarà costretto a prendere decisioni complicate per sé stesso ed il Nizahl, come affrontare finalmente suo padre e le sue menzogne.
Ancora una volta, i due eredi sembrano ritrovarsi sui lati opposti del campo di battaglia,
mentre una guerra che potrebbe coinvolgere tutti i regni appare sempre più imminente.

RECENSIONE:
Nelle prime pagine ritroviamo Essiya spaesata e confusa: sebbene sia circondata da jasadi e
sia libera di utilizzare la sua magia, non avendo più manette ai polsi, gli Urabi non sono che
sconosciuti ai suoi occhi; interessati a lei solamente perché rappresenta il giusto mezzo per
raggiungere il loro scopo. Per questo, Essiya sente terribilmente la mancanza dei suoi veri
amici, così come quella di Arin, l’unico che sia mai riuscito a comprendere veramente chi lei fosse.
Ora che ha rivelato di essere l’Erede perduta, inoltre, non può più nascondersi, e dovrà
assumersi le responsabilità legate al suo titolo, oltre ad affrontare il timore di non essere in
grado di governare un regno. Sopraffatta dalla solitudine e dalla frustrazione, giungerà persino a rimpiangere i tempi in cui era alla mercé di Hanim e poi nelle mani dell’Erede del Nizahl, quando poteva lasciare ad altri il peso delle decisioni e la colpa di eventuali errori.
Ma se nei primi capitoli Essiya sembra ancora l’orfana avvinta dalle vecchie paure, ecco che, in questo secondo volume, la trasformazione iniziata con la rivelazione della sua vera identità sembra giungere a compimento. Invece di cercare l’ennesima via di fuga, questa volta Essiya sceglie consapevolmente di restare e di lottare; una regina che non si nasconde più nell’ombra, ma pretende a gran voce il titolo che le spetta per sangue e diritto. Nella sua
nuova posizione di Malika, mostrerà a chiunque voglia fare del male alla sua gente quanto
possa essere feroce.
Quello che rende Essiya una regina a tutti gli effetti, però, non è un trono né un popolo, bensì l’accettazione di qualunque sorte pur di vedere risorgere il Jasad; una scelta dietro la quale si celano dubbi e paure che, però, anziché renderla più debole, evidenziano il suo coraggio e mostrano quanto sia profondo l’amore di Essiya per la sua terra; per quanti ingiustamente umiliati e spezzati; perché le verità a lungo taciute possano emergere e costituire le fondamenta di un mondo nuovo e giusto.

Se Essiya è pronta a qualunque sacrificio necessario, Arin non ha intenzione di perdere la sua piccola Suraira; ed è proprio il suo cambiamento quello che mi ha colpito maggiormente.
Sapevamo già che l’Erede del Nizahl è cresciuto all’interno di quelle menzogne che il padre, il Sultano Rawain, ha abilmente intessuto per tutta la sua vita; e avevamo già assistito ad un primo cedimento della sua fredda e preziosa logica, quando si era imbattuto in una scontrosa e irriverente Erede, dai ricci indomabili; bene qui, la maschera del crudele comandante, privo di emozioni, rischierà di cadere del tutto. Vedremo Arin dominato dai dubbi, e timoroso di non essere all’altezza della guerra sempre più vicina. Il Serpente d’Argento sarà posto dinnanzi a scoperte tanto sconvolgenti da turbare persino un uomo dal suo temperamento glaciale.
Arin, però, non deve crollare: ora più che mai saranno necessarie la sua nota arguzia e
incredibile lungimiranza per superare le numerose sfide che dovrà affrontare come
comandante, e non solo.

L’unica costante, tra gli innumerevoli sconvolgimenti che rischiano di destabilizzarlo, è il suo amore per Essiya: verso colei che lo ha spinto ad aprire gli occhi; a comprendere che non tutto può risolversi attraverso calcoli e teorie; colei che gli farà scoprire quanto possa essere piacevole lasciarsi andare e vivere, senza pianificare la mossa successiva. L’amore che li unisce è pari ad un filo che, per quanto possa allungarsi o intrecciarsi, non si
spezzerà mai; un legame indissolubile che sfida il tempo e lo spazio; anche se, qui, sarà
messo a dura prova non soltanto dai numerosi ostacoli che entrambi dovranno affrontare, ma anche dal potere primordiale che scorre nelle vene di Essiya, e che stavolta rischia di
sopraffarla.

“Non posso prometterti che resterò per sempre, dissi alla sua pelle.
Ma posso prometterti che non smetterò mai di provare a tornare indietro.”

Credetemi quando vi dico che non siete pronti per i colpi di scena che vi riserverà The Jasad
Crown: verrà svelato cosa accadde realmente agli Awalin prima della Sepoltura; i nostri
protagonisti dovranno destreggiarsi tra la politica e gli intrighi di corte; sarà dato maggiore
spazio alla magia ed incontreremo creature leggendarie.
Emergeranno nuovi personaggi, ma ritroveremo anche i più cari amici di Essiya, quelli che non l’hanno mai dimenticata e che le ricorderanno cosa significhi essere amati. Per questo, sono stata più che felice di aver ritrovato dei capitoli in cui a narrare i fatti fossero proprio Sefa e Marek, con la loro lealtà ed il loro affetto incondizionati verso la nostra Malika, alla scoperta di chi è davvero e di cosa è capace.

The Jasad Crown è un racconto che arriva dritto al cuore, e affascina tanto da volersi
illudere non abbia fine; e sì, purtroppo vi strapperà qualche lacrima, ma non rimpiangerete mai di averlo letto.


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